Pubblicato il

Il giusto compenso per la redazione di un APE

classi

Spesso ci si trova davanti alle famose offerte “coupon” che offrono APE a prezzi ridicoli. Ma, soprattutto, i possibili clienti non riescono a capire l’importanza di tale documento se esso stesso ha dei costi così bassi.

Oggi, leggendo tra i vari articoli, ho trovato questo molto interessante:

Un documento del Consiglio nazionale ingegneri chiarisce obblighi e criteri per la definizione del compenso corretto per l’Ape. Nel tentativo di contrastare la mercificazione della professione in questo settore

continua a leggere

Pubblicato il

Lavori condominiali e fisco

lavori condominio
lavori condominiali

Per lavori condominiali si intendono tutti i lavori che riguardano le parti comuni dell’edificio (pareti esterne, androne scale, ecc) e non i lavori della singola abitazione.

Per ogni tipologia di intervento, inoltre, sono previste delle limitazioni o delle caratteristiche dell’intervento per cui se volete chiarimenti potete sempre scrivere all’indirizzo di posta elettronica di tasse-fisco.

Tali percentuali come sapete sono aumentate sia per le manutenzioni ordinarie sia per le straordinarie sia per gli interventi sul risparimo energetico.

l limite va riferito alla singola unità immobiliare sulla quale sono stati effettuati i lavori. Quindi, se più persone hanno diritto alla detrazione (comproprietari ecc.), il limite va ripartito tra loro.

Ad ogni modo, si possono usufruire delle detrazioni fiscali solo a partire dall’anno seguente la data dei lavori. Ad esempio, se avete fatto dei lavori nel 2015, la detrazione può partire dal quest’anno, ovvero il 2016.

E’ necessario richiedere al proprio amministratore di condominio la certificazione che attesti la natura dei lavori effettuati e l’importo totale pagato dal proprietario. E’ importante, inoltre, conservare copia dei bonifici effettuati per consegnare il tutto al proprio commercialista o caf a cui affidate la vostra dichiarazione dei redditi annuale.

a cura di Monica Baldini

 

Pubblicato il

La ripartizione delle spese in caso di condominio “parziale”

ripartizioneIl condominio, si sa, può essere fonte di infinite dispute quando si tratta di ripartire le spese ma la Corte di Cassazione ha recentemente emesso una sentenza in tema di “condominio parziale” che aiuta a fare chiarezza sul modo in cui le spese condominiali devono essere ripartite.

Il condominio può essere parziale quando alcuni beni condominiali sono utilizzabili solo da alcuni dei condomini e non da tutti, come può succedere – è questo il caso che ha dato vita alla sentenza della Cassazione – per un cancello che dà accesso a un cortile su cui affaccia solo una parte dell’edificio ed è quindi inutilizzato da chi non abiti in quell’ala del palazzo.

Le spese per un condominio parziale non possono essere ripartite tra tutti i condomini da una delibera dell’assemblea condominiale, hanno chiarito i giudici della Suprema Corte col verdetto 4127/2016. Di contro, per appurare che la spesa abbia comunque natura condominiale e debba essere ripartita tra più persone, non sia cioè una spesa relativa all’utilità di un solo residente nell’edificio e dunque di sua esclusiva competenza, occorre valutare se tale spesa si riferisca a un elemento che serve comunque almeno una parte dell’intero fabbricato o invece la proprietà di un solo residente all’interno del fabbricato. Nel primo caso si tratta di spesa condominiale parziale, nel secondo non è affatto una spesa condominiale e non va nemmeno discussa in sede di assemblea dei proprietari dell’immobile.

Il criterio di ripartizione delle spese è fissato dal codice civile all’articolo 1123: “Se si tratta di cose destinate a servire i condomini in misura diversa [le spese relative] sono ripartite in base all’uso che ciascuno può fare”.

Il condominio parziale esiste e può essere fatto valere, secondo la Cassazione, “tutte le volte in cui un bene risulti, per obiettive caratteristiche strutturali e funzionali, destinato al servizio o al godimento in modo esclusivo di una parte soltanto dell’edificio in condominio, venendo meno in tal caso il presupposto per il riconoscimento di una con titolarità necessaria di tutti i condomini su quel bene”.

tratto da www.today.it

 

 

Pubblicato il

Arriva la badante di condominio a Pescara

badante condominio

Nasce a Pescara la figura della badante di condominio: concepita dall’amministrazione comunale per permettere anche agli anziani non benestanti di ricevere la necessaria assistenza domiciliare da una persona qualificata e ‘condivisa’.

“Si tratta di un progetto innovativo che nasce per andare incontro all’esigenza di sostegno e assistenza sentita da una fetta della popolazione in aumento – anticipa l’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Pescara Giuliano Diodati –, ossia di quel 20 per cento circa di cittadini anziani, over 65 anni, che si trova ad avere necessità di un supporto, ma che ha anche una situazione economica che lo impedisce, o che lo rende complicato. Quando ci è stato proposto di sposare l’idea del badante di condominio abbiamo detto subito sì consci del fatto che se questo servizio entrerà nella vita dei cittadini e delle famiglie pescaresi, risolverà tante problematiche”. Un progetto dal doppio risvolto positivo: certamente per gli anziani che ne beneficeranno ma anche per coloro che verranno selezionati per entrare in una sorta di graduatoria del badante condominiale.

tratto da rete8.it

 

Pubblicato il

Rumori molesti in condominio

rumori molesti

I rumori molesti in condominio

Le fonti di rumore molesto in condominio possono  essere le più svariate: dai tacchi delle scarpe delle donne, alle lavatrici, dai cani che abbaiano ai televisori, dai rumori insistenti degli elettrodomestici alle musiche a volume troppo alto fino agli schiamazzi inconsulti. Per definirsi molesti i rumori, però, i rumori devono ledere la tranquillità di un gruppo di persone, avere una certa intensità e minare la qualità della vita del condominio o di diversi condomini.

Quando è concesso fare rumore in condominio?

Il regolamento condominiale stabilisce gli orari in cui è possibile fare rumore e quelli in cui è doveroso e necessario rispettare il silenzio. Solitamente, i rumori più fastidiosi sono concessi dalle 08.00 alle 13.00 del mattino e dalle 16.00 alle 23.00 del pomeriggio/sera. Al di fuori di questi orari dovrai evitare di martellare la parete della tua camera da letto perché sei impaziente di appendere quel bel quadro che ti hanno regalato.

Questo in linea generale, naturalmente. Ogni condominio, infatti, decide autonomamente i propri orari, così come può scegliere, ad esempio, di variare in base alle stagioni le fasce orarie in cui è possibile fare rumore e in cui è necessario osservare il silenzio (è questo un caso molto frequente). Se non possiedi la copia del tuo regolamento di condominio, puoi rivolgerti all’amministratore, che ha l’obbligo di consegnarti una copia gratuita.

Ma come agire nel caso di rumori molesti? In che modo puoi tutelarti dal disturbo che ti arrecano? Hai due possibilità:

  • rivolgerti all’assemblea condominiale;
  • fare ricorso alla legge.

L’assemblea condominiale può aiutarti in caso di rumori molesti

Prima di chiamare in causa la legge e la giurisprudenza, scelta che comporta un iter lungo e gravoso per giungere alla risoluzione del contenzioso, puoi seguire una strada alternativa. Puoi rivolgerti all’amministratore del condominio e presentare richiesta per un’assemblea condominiale straordinaria, nella quale porre il problema all’ordine del giorno.

È questo un modo per facilitare il dialogo e agevolare, così, i buoni rapporti tra i condomini. In assemblea, infatti, potrai esporre le tue difficoltà e potrai trovare la miglior soluzione non solo con i diretti interessati ma anche con tutti i condomini presenti. E se l’assemblea condominiale non è sufficiente per risolvere il tuo disagio? A tutelarti ci pensa la legge.

Rumori molesti: il codice civile

In seguito alla riforma del condominio, entrata in vigore il 18 giugno 2013, i rumori molesti praticati dai condomini fuori dagli orari stabiliti dal regolamento condominiale possono essere sanzionati dall’amministratore con un’ammenda fino a 200 euro, che può raggiungere quota 800 euro in caso di azione recidiva. L’art. 70 del codice civile recita:

Per le infrazioni al regolamento di condominio può essere stabilito, a titolo di sanzione, il pagamento di una somma fino a 200,00 euro e, in caso di recidiva, fino a euro 800,00. La somma è devoluta al fondo di cui l’amministratore dispone per le spese ordinarie. L’irrogazione della sanzione è deliberata dall’assemblea con le maggioranze di cui al secondo comma dell’articolo 1136 del Codice.

In ogni caso, dunque, deve essere l’assemblea ad approvare la sanzione con una delibera, che può essere impugnabile entro i 30 giorni successivi l’approvazione stessa.

Rumori molesti: il codice penale

A tutelarti dai rumori molesti è anche il codice penale, che nell’articolo 659 (Disturbo alle occupazioni e al riposo delle persone), primo comma, recita:

Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino ad euro 309.

Nel caso del ricorso al codice penale, però, occorre fare due precisazioni:

  • affinché l’art. 659 c.p. trovi applicazione, è necessario fornire prova del superamento dei limiti della normale tollerabilitàdi emissioni sonore;
  • le emissioni moleste devono essere percepite e ritenute fastidiose da un certo numero di condomini e non solo dal condomino che vive nell’appartamento adiacente a quello da cui provengono i rumori molesti. Solo nel primo caso, infatti, ad essere lesa è la pubblica tranquillità e il reato si configura come penale; nel secondo, invece, potrebbe trattarsi di un illecito civile.

I limiti di tollerabilità dei rumori molesti

Affinché nel caso di rumori molesti si configuri il reato penale per il condomino accusato, il giudice chiamato in causa, servendosi degli atti probatori, deve valutare il criterio della normale tollerabilità secondo parametri che devono fare riferimento alla media sensibilità dei condomini.

Stando alla casistica giurisprudenziale, inoltre, la durata del rumore molesto non ha alcuna rilevanza, in quanto il riposo e la tranquillità degli abitanti lo stabilimento possono essere lese anche da un rumore breve e improvviso (Cass. pen. Sez. I, 8 luglio 1987, n. 8252).

La normativa anti-stalking

Nella pratica giurisprudenziale è entrata in uso un’altra consuetudine a tutela dei condomini infastiditi da rumori molesti. Ovvero quella di applicare la normativa anti-stalking (anche) nel caso in cui si verifichi tale situazione. Solitamente utilizzata per difendere uomini e donne dagli importuni degli stalker, la legge è oggi applicata anche nel caso di vicini di casa particolarmente chiassosi, che con le loro abitudini e attività ledono la serenità della vita condominiale.

L’articolo a supporto della giurisprudenza è il 612 bis del codice penale – Atti persecutori, che può essere applicato a tutte quelle situazioni che sono capaci di creare inquietudine a chi le subisce. In ragione di questo principio, sono state diverse le sentenze che si sono espresse a favore della tutela dai rumori molesti: nel 2012 a Milano una donna è stata allontanata dal condominio in cui risiedeva con l’accusa di stalking in seguito ai rumori eccessivi che aveva provocato. Lo stesso è accaduto a Padova ad uomo che era stato denunciato ben 8 volte per aver emesso rumori eccessivi nelle ore di riposo.

Insomma, se il buon senso e il rispetto per gli altri condomini vengono a mancare, ad intervenire è la legge, che può punire severamenate chi ha commesso l’illecito. Attento, perciò, niente più quadri appesi nel pieno della notte!

tratto da www.6sicuro.it

 

Pubblicato il

Condominio: chi paga per la manutenzione/ristrutturazione dei balconi?

tratto da www.leggioggi.it

In materia di condominio, le spese di ristrutturazione dei balconi aggettanti risultano essere a carico dei singoli proprietari degli appartamenti; le spese che invece riguardano le parti decorative esterne devono essere ripartite tra tutti i condomini.

SPESE CONDOMINIO, I BALCONI AGGETTANTI: CHI PAGA?

I balconi aggettanti, infatti, rappresentano un prolungamento dell’unità immobiliare essendo quindi di proprietà esclusiva del singolo condomino. Questo fa sì che proprio quest’ultimo sia l’unico soggetto tenuto sostenerne le relative spese sia per la manutenzione ordinaria che per quella straordinaria.

SPESE CONDOMINIO, I FREGI DECORATIVI: CHI PAGA?

Nonostante quanto detto sopra, non è comunque detto che anche i fregi decorativi che sono dislocati sulla parte frontale e inferiore dei balconi aggettanti risultino di proprietà esclusiva del proprietario dell’appartamento.

Il riferimento va, ad esempio, alle realizzazioni in vetro o in ceramica applicate alle balaustre, o ancora alle ringhiere oppure ai cementi decorativi. Tutti questi elementi, infatti, si possono considerare di proprietà comune dell’intero condominio, e non del singolo proprietario, se ineriscono nel prospetto del fabbricato contribuendo a rendere quest’ultimo più piacevole dal punto di vista estetico.

Quando, quindi, i frontalini decorati dei balconi aggettanti rispondono ad una funzione estetica concepita appositamente per rendere più alto il pregio architettonico dell’intero condominio, risultano di proprietà comune di tutti i condomini.

In questo caso, quindi, le spese di manutenzione (sia ordinaria che straordinaria) non sono a carico del proprietario del balcone bensì vanno suddivise tra tutti i condomini in maniera proporzionale al valore della proprietà di ognuno.

SPESE CONDOMINIO, I BALCONI AGGETTANTI: LA GIURISPRUDENZA

“In tema di condominio negli edifici, i balconi aggettanti, costituendo un prolungamento della corrispondente unità immobiliare, appartengono in via esclusiva al proprietario di questa; laddove devono considerarsi beni comuni a tutti i rivestimenti e gli elementi decorativi della parte frontale e di quella inferiore, quando si inseriscono nel prospetto dell’edificio e contribuiscono a renderlo esteticamente gradevole” è quanto sancito dalla Corte di Cassazione (sent. n. 10209/2015, n. 6634/2012, n. 568/2000) che conferma l’orientamento consolidato dalla giurisprudenza in materia.

Attenzione, però, perché questa generale disposizione non viene applicata laddove viene provato il contrario, ossia che i frontalini e le parti esterne dei balconi non rivestono in alcun modo funzioni decorative del fabbricato nel suo complesso o viceversa che quest’ultimo non abbia un’architettura uniforme o ancora che le parti esterne del balcone non ne accrescano minimamente il valore estetico.

SPESE MANUTENZIONE/RISTRUTTURAZIONE CONDOMINIO, I BALCONI AGGETTANTI: COME FUNZIONA?

In estrema sintesi, quindi, è bene tenera a mente che tutte le volte che si vuole procedere ad effettuare opere di manutenzione o ristrutturazione dei balconi aggettanti:

1) gli stessi sono considerati un prolungamento dell’unità immobiliare e, in quanto non svolgono alcuna funzione di sostegno o decoro del fabbricato, non sono considerati parti comuni bensì di proprietà esclusiva del proprietario dell’appartamento.

Le spese, quindi, sono solo a carico di quest’ultimo.

2) Le eventuali parti esterne decorative, come appunto frontali e inferiori, dei balconi medesimi sono di proprietà comune a tutti i condomini soltanto quando svolgono una funzione ornamentale che risulta considerevole per l’estetica complessiva dell’edificio.

Le spese, quindi, con riferimento a queste parti, vanno divise tra tutti i condomini a seconda dei millesimi di proprietà.

Pubblicato il

Efficienza energetica e piccole e medie imprese

Regione Lombardia ha previsto un programma di finanziamento destinato alle pmi che intendono eseguire le attività propedeutiche ad ogni successivo intervento per migliorare l’efficienza energetica, ovvero la diagnosi energetica e la certificazione del sistema di gestione dell’energia. Per approfondire il tema, AIB, in collaborazione con l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Brescia, organizza un seminario il 17 marzo alle 15.30 in sede (via Cefalonia, 60 – Brescia).

L’incontro, introdotto da Giancarlo Turati, presidente del Comitato Piccola Industria AIB e Piero Castioni, consigliere delegato dell’Ordine degli Ingegneri di Brescia, vedrà intervenire Marcello Salvio di Enea (Le diagnosi energetiche ai sensi del D.Lgs. 102/2014: lo stato dell’arte a valle degli obblighi), Alice Tura di Regione Lombardia (Il programma di Regione Lombardia per l’efficientamento energetico delle piccole e medie imprese) e Matteo Locati di Fedabo (Diagnosi energetica o certificazione ISO 50001: saper scegliere consapevolmente).

La diagnosi e la certificazione energetica come punti dipartenza per il risparmio delle aziende saranno poi i temi al centro della tavola rotonda, moderata da Donato Zambelli di AIB, con Matteo Locati (Fedabo), Mauro Pagani (AERE), Nicola Zanetti (TEA Servizi), Diego Garrone (A2A) e Davide Gulizia (EGE).

Per gli ingegneri iscritti all’Ordine è previsto il riconoscimento di 2 crediti formativi professionali per il quale è necessario iscriversi al seminario al sito www.ordineingegneri.bs.it

tratto da : http://www.bsnews.it/

Pubblicato il

ARCHIDEA

Studio tecnico di Ingegneria di:

Monica Baldini – Ingegnere

Esperto in Certificazione energetica di Edifici e Sicurezza Cantieri

Da Luglio 2015 ci occupiamo anche di AMMINISTRAZIONI CONDOMINIALI

Troveremo la soluzione giusta ad ogni tua esigenza di carattere architettonico, strutturale e impiantistico.

Dove siamo:

in Via Podgora, 59/a – 60124 Ancona
tel. 071.3588101 – 338.8165762

info@archiidea.com