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Assegnazione casa coniugale: chi paga le spese di condominio

Quando, nel corso di un giudizio di separazione o divorzio, il giudice decide in merito all’assegnazione della casa coniugale a uno dei due coniugi, di norma stabilisce chi dei due debba pagare le spese di condominio: qualora, però, non lo faccia, esse sono a carico dell’assegnatario.

Al momento della separazione, se la coppia ha avuto figli e questi sono ancora minorenni o maggiorenni e non ancora autosufficienti, il giudice assegna la casa (sia essa in comunione o di proprietà di uno solo dei due coniugi) a chi dei due è collocatario dei minori. Significa che il genitore presso cui andranno a convivere i bambini avrà diritto a rimanere nella casa che un tempo era residenza della famiglia, mentre l’altro dovrà andare via.

Nel caso in cui la coppia non abbia avuto figli:

  • se l’immobile era in comproprietà (come nel caso di coniugi in comunione dei beni) esso andrà diviso tra i due contitolari (salvo diverso accordo tra di essi);
  • se l’immobile, invece, apparteneva a uno solo dei due, ritornerà a quest’ultimo.

Insomma, solo se vi sono figli si può porre il problema dell’assegnazione della casa.

Nel caso di assegnazione della casa, dunque, si verifica una scissione tra l’utilizzatore del bene (colui, cioè, che ha ottenuto dal giudice l’assegnazione dell’immobile) e il proprietario. Si pone quindi il problema di stabilire chi dei due debba pagare le spese di condominio, sia quelle dell’ordinaria gestione che quelle straordinarie:

  • tutte le spese relative all’uso dell’immobile, come le spese condominiali e quelle di manutenzione delle cose comuni dell’edificio sono a carico dell’utilizzatore, utilizzatore che di solito è la moglie in quanto spesso collocataria dei figli minori;
  • le spese straordinarie o di conservazione sono invece a carico del proprietario.

Chi paga Imu e Tasi

La casa assegnata in sede di separazione o divorzio è esente tanto dall’Imu quanto dalla Tasi, sempre che non si tratti di immobile di lusso. Quindi il problema del pagamento delle tasse si pone solo per quanto riguarda l’imposta sui rifiuti, la Tari, che sarà a carico dell’assegnatario.

tratto da www.laleggepertutti.it

 

 

 

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animali in condominio: è lecito vietarli?

animali condominio

Impedire al vicino di avere un cane o un gatto in casa è illegale, tranne in casi estremi. Ma il proprietario deve garantire la quiete pubblica e l’igiene negli spazi comuni.

Il cane che abbaia giorno e notte. Il gatto che fa una gita nell’orto del vicino e (ben che vada) gli crea qualche danno dove ha piantato l’insalata. Gli animali domestici sono in cima all’elenco dei motivi di lite tra condomini. Tant’è che, sempre più frequentemente, quando si vuole affittare un appartamento l’amministratore del palazzo avverte: “Cani e gatti sono vietati”. Eppure (cosa che in molti non sanno) la legge impedisce di esibire questo cartello.

Nel giugno del 2013 è entrata in vigore la modifica alla legge n. 220/12 secondo cui il regolamento di un condominionon può porre dei limiti alle destinazioni d’uso delle unità di proprietà esclusiva, né vietare di possedere o detenere animali di compagnia”. L’amministratore o il proprietario che imponga il contrario starebbe, pertanto, commettendo un atto illegale perché – recita il testo – starebbe “menomando i diritti personali ed individuali del condomino

Se l’assemblea del condominio, ignorando quanto sancito dalla legge, approvasse comunque una delibera che limita il possesso di animali domestici, è possibile annullarla presentando ricorso al Giudice di Pace entro 30 giorni dalla data di delibera o dalla data di ricevimento del verbale. Il ricorso può essere scritto su carta libera ed è opportuno presentare la relativa documentazione che dimostri il buono stato dell’animale (eventuali certificati medici, ad esempio) oltre alle sentenze in materia ed alla copia della delibera. Il ricorso al Giudice di Pace si può evitare nel caso in cui la questione non sia stata dibattuta tra i punti all’ordine del giorno dell’assemblea, ma soltanto tra le “varie ed eventuali”. In questo caso, basta una raccomandata A/R all’amministratore del condominio per porre fine a tutto.

Il Codice Civile, inoltre, stabilisce che i luoghi in comune di un condominio sono, appunto, “comuni”, cioè usufruibili da chiunque, purché vengano rispettate le più elementari norme di igiene e del decoro urbano. Se un vicino vuole contestare queste ultime, dovrà dimostrare, con apposita documentazione e perizie, che sia stato l’animale a causare il deterioramento o la sporcizia dei luoghi in comune o che sia portatore di qualche malattia. Ad ogni modo, e per evitare banali problemi, è sempre buona cosa tenere il cane al guinzaglio o dotarlo di museruola quando si entra in ascensore o si utilizzano le scale.

tratto da Laleggepertutti

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Certificazione energetica: tutto quello che c’è da sapere

Ecco tutte le novità e le informazioni per affrontare al meglio la questione della certificazione energetica

Ogni vota che si compra, vende, affittare o ristruttura un immobile è obbligatorio indicare una stima del consumo energetico, tramite l’Attestato di Prestazione Energetica (APE) rilasciato da tecnici abilitati chiamati certificatori energetici, in base alle caratteristiche architettoniche dell’edificio, dei prospetti, della zona climatica, dell’affaccio delle singole facciate, del tipo di riscaldamento e di tutto ciò che può influire sui consumi energetici.

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