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Certificazione Energetica: nel Lazio l’APE si invia con la pec

certificazione energetica
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Dal 1° luglio i certificatori energetici degli edifici del Lazio dovranno trasmettere gli attestati di prestazione energetica (APE) tramite posta elettronica certificata agli indirizzi PEC appositamente predisposti dalla Regione.

A specificarlo è la pagina dedicata sul sito regionale. Complessivamente sono quattro gli indirizzi PEC al quale i professionisti dovranno inviare gli APE da loro redatti, suddivisi in base alla zona:

– Per i Municipi da I a VIII l’indirizzo è aperomacapitale1@regione.lazio.legalmail.it

– Per i Municipi da IX a XV l’indirizzo è aperomacapitale2@regione.lazio.legalmail.it

– Per la Città Metropolitana di Roma Capitale l’indirizzo è apeprovinciaroma@regione.lazio.legalmail.it

– Per tutte le altre province della Regione l’indirizzo è apeprovincelazio@regione.lazio.legalmail.it

Segnaliamo anche alcune importanti indicazioni per essere certi che gli attestati siano effettivamente presi in carico:

– dal 1° luglio non sono più ammesse altre modalità di trasmissione degli APE (per posta, consegna a mano, ecc.);

– l’invio tramite PEC deve comunque avvenire dal lunedì al venerdì e solo nell’arco di orario dalle 8:00 di mattina alle 18:00 del pomeriggio.

Ai fini della presa in carico dell’APE, il campo “oggetto” della PEC dovrà essere obbligatoriamente compilato con una stringa contenente i seguenti dati, divisi dal simbolo underscore: anno, mese, provincia, comune, classe energetica, cognome e nome del professionista (senza spazio), campo alfanumerico di 4 lettere/numeri a disposizione del professionista per le proprie esigenze (numero progressivo di invio).

A questo proposito ecco alcuni esempi di procedura corretta per l’attribuzione dell’oggetto:

1) Bianchi Marco, professionista qualificato, invia un APE relativo ad un immobile con “classe energetica B” sito in Aprilia (LT) il 27/06/2016. La mail inviata all’indirizzo apeprovincelazio@regione.lazio.legalmail.it avrà il seguente oggetto:

2016_06_LT_Aprilia_B_BianchiMarco_campo di 4 lettere/numeri

2) Verdi Giuseppe, professionista qualificato, invia un APE relativo ad un immobile con “classe energetica C” sito in Roma, Via Giacinto Carini (RM – Municipio XII) il 29/06/2016. La mail inviata all’indirizzo aperomacapitale2@regione.lazio.legalmail.it avrà il seguente oggetto:

2016_06_RM_MunicipioXII_C_VerdiGiuseppe_campo di 4 lettere/numeri

3) Rossi Mario, professionista qualificato, invia un APE relativo ad un immobile con “classe energetica A” sito in Roma, Via Ugo Ojetti (RM – Municipio III) il 01/07/2016. La mail inviata all’indirizzo aperomacapitale1@regione.lazio.legalmail.it avrà il seguente oggetto:

2016_07_RM_MunicipioIII_A_RossiMario_campo di 4 lettere/numeri

Per gli APE che necessitano di protocollazione (dopo l’invio con la PEC), la Regione segnala che è possibile recarsi presso lo sportello di Roma, Via Capitan Bavastro 108, i martedì dalle ore 10 alle 12.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare la pagina dedicata sul sito della Regione Lazio.

tratto da ingegneri.it

 

Balconi in condominio: bene privato o bene comune?

balcone-aggettante-370x230Secondo la Cassazione (sentenza sentenza n. 1990/2016), i balconi in condominio anche aggettanti, si possono considerare beni comuni quando si inseriscono nel prospetto dell’edificio condominiale e lo rendono esteticamente migliore.

Alcune parti dei balconi, anche aggettanti, quando si inseriscono nel prospetto dell’edificio condominiale e contribuiscono a renderlo esteticamente gradevole, devono essere considerati beni comuni.

L’articolo 1130 n. 4 del Codice civile, che attribuisce all’amministratore del condominio il potere di compiere gli atti conservativi delle parti comuni, deve essere interpretato in maniera estensiva. Per questo motivo, rientrano in quegli atti conservativi che possono essere fatti dall’ amministratore anche quegli atti che pur interessando parti individuali si rendono necessari per intervenire sulle parti comuni.

I balconi aggettanti, essendo un “prolungamento” dell’unità immobiliare corrispondente, appartengono in via esclusiva al proprietario dell’unità immobiliare stessa. Solo i rivestimenti e gli elementi decorativi della parte frontale e di quella inferiore sono beni comuni a tutti, nel caso si inseriscono nel prospetto del condominio e contribuiscono a renderlo esteticamente gradevole.

tratto da ediltecnico.it

 

Assegnazione casa coniugale: chi paga le spese di condominio

Quando, nel corso di un giudizio di separazione o divorzio, il giudice decide in merito all’assegnazione della casa coniugale a uno dei due coniugi, di norma stabilisce chi dei due debba pagare le spese di condominio: qualora, però, non lo faccia, esse sono a carico dell’assegnatario.

Al momento della separazione, se la coppia ha avuto figli e questi sono ancora minorenni o maggiorenni e non ancora autosufficienti, il giudice assegna la casa (sia essa in comunione o di proprietà di uno solo dei due coniugi) a chi dei due è collocatario dei minori. Significa che il genitore presso cui andranno a convivere i bambini avrà diritto a rimanere nella casa che un tempo era residenza della famiglia, mentre l’altro dovrà andare via.

Nel caso in cui la coppia non abbia avuto figli:

  • se l’immobile era in comproprietà (come nel caso di coniugi in comunione dei beni) esso andrà diviso tra i due contitolari (salvo diverso accordo tra di essi);
  • se l’immobile, invece, apparteneva a uno solo dei due, ritornerà a quest’ultimo.

Insomma, solo se vi sono figli si può porre il problema dell’assegnazione della casa.

Nel caso di assegnazione della casa, dunque, si verifica una scissione tra l’utilizzatore del bene (colui, cioè, che ha ottenuto dal giudice l’assegnazione dell’immobile) e il proprietario. Si pone quindi il problema di stabilire chi dei due debba pagare le spese di condominio, sia quelle dell’ordinaria gestione che quelle straordinarie:

  • tutte le spese relative all’uso dell’immobile, come le spese condominiali e quelle di manutenzione delle cose comuni dell’edificio sono a carico dell’utilizzatore, utilizzatore che di solito è la moglie in quanto spesso collocataria dei figli minori;
  • le spese straordinarie o di conservazione sono invece a carico del proprietario.

Chi paga Imu e Tasi

La casa assegnata in sede di separazione o divorzio è esente tanto dall’Imu quanto dalla Tasi, sempre che non si tratti di immobile di lusso. Quindi il problema del pagamento delle tasse si pone solo per quanto riguarda l’imposta sui rifiuti, la Tari, che sarà a carico dell’assegnatario.

tratto da www.laleggepertutti.it

 

 

 

animali in condominio: è lecito vietarli?

animali condominio

Impedire al vicino di avere un cane o un gatto in casa è illegale, tranne in casi estremi. Ma il proprietario deve garantire la quiete pubblica e l’igiene negli spazi comuni.

Il cane che abbaia giorno e notte. Il gatto che fa una gita nell’orto del vicino e (ben che vada) gli crea qualche danno dove ha piantato l’insalata. Gli animali domestici sono in cima all’elenco dei motivi di lite tra condomini. Tant’è che, sempre più frequentemente, quando si vuole affittare un appartamento l’amministratore del palazzo avverte: “Cani e gatti sono vietati”. Eppure (cosa che in molti non sanno) la legge impedisce di esibire questo cartello.

Nel giugno del 2013 è entrata in vigore la modifica alla legge n. 220/12 secondo cui il regolamento di un condominionon può porre dei limiti alle destinazioni d’uso delle unità di proprietà esclusiva, né vietare di possedere o detenere animali di compagnia”. L’amministratore o il proprietario che imponga il contrario starebbe, pertanto, commettendo un atto illegale perché – recita il testo – starebbe “menomando i diritti personali ed individuali del condomino

Se l’assemblea del condominio, ignorando quanto sancito dalla legge, approvasse comunque una delibera che limita il possesso di animali domestici, è possibile annullarla presentando ricorso al Giudice di Pace entro 30 giorni dalla data di delibera o dalla data di ricevimento del verbale. Il ricorso può essere scritto su carta libera ed è opportuno presentare la relativa documentazione che dimostri il buono stato dell’animale (eventuali certificati medici, ad esempio) oltre alle sentenze in materia ed alla copia della delibera. Il ricorso al Giudice di Pace si può evitare nel caso in cui la questione non sia stata dibattuta tra i punti all’ordine del giorno dell’assemblea, ma soltanto tra le “varie ed eventuali”. In questo caso, basta una raccomandata A/R all’amministratore del condominio per porre fine a tutto.

Il Codice Civile, inoltre, stabilisce che i luoghi in comune di un condominio sono, appunto, “comuni”, cioè usufruibili da chiunque, purché vengano rispettate le più elementari norme di igiene e del decoro urbano. Se un vicino vuole contestare queste ultime, dovrà dimostrare, con apposita documentazione e perizie, che sia stato l’animale a causare il deterioramento o la sporcizia dei luoghi in comune o che sia portatore di qualche malattia. Ad ogni modo, e per evitare banali problemi, è sempre buona cosa tenere il cane al guinzaglio o dotarlo di museruola quando si entra in ascensore o si utilizzano le scale.

tratto da Laleggepertutti

Certificazione energetica: tutto quello che c’è da sapere

Ecco tutte le novità e le informazioni per affrontare al meglio la questione della certificazione energetica

Ogni vota che si compra, vende, affittare o ristruttura un immobile è obbligatorio indicare una stima del consumo energetico, tramite l’Attestato di Prestazione Energetica (APE) rilasciato da tecnici abilitati chiamati certificatori energetici, in base alle caratteristiche architettoniche dell’edificio, dei prospetti, della zona climatica, dell’affaccio delle singole facciate, del tipo di riscaldamento e di tutto ciò che può influire sui consumi energetici.

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L’ultima frontiera del cambiamento «Assemblee di condominio online»

Parola d’ordine, innovazione. È uno dei molteplici effetti della riforma del condominio che ha introdotto cambiamenti sostanziali. L’Asppi Bologna – Associazione sindacale piccoli proprietari immobiliari – è in prima linea in tal senso. «Il concetto di innovazione – spiega il direttore Amedeo Pangrazi – può essere declinato in vari modi. In primo luogo, innovatore e al passo coi tempi deve essere l’amministratore. La riforma prevede obblighi di formazione e il possesso di molteplici competenze: oggi l’amministratore deve essere al tempo stesso più smart e più preparato». Se si parla di novità, una delle idee più in voga è l’assemblea via webinar. «In questo modo – continua Pangrazi – chi non è presente fisicamente può collegarsi con il proprio computer e partecipare all’assemblea. Può essere anche uno strumento per ridurre conflitti e tensioni».

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Il condomino moroso non può opporsi al pagamento per errori contabili approvati

condomino moroso Il condominio moroso non può opporsi all’ingiunzione di pagamento delle spese di condominio per errori contabili contenuti nei bilanci già definitivamente approvati dall’assemblea e mai impugnati.

Infatti, eventuali contestazioni sui bilanci contabili vanno sollevate impugnando la relativa delibera di approvazione degli stessi entro trenta giorni, questo è quanto afferma il cc., art, 1137.

Pertanto, una volta effettuata la delibera assembleare, si ha il termine perentorio di 30 giorni per poterla impugnare. Se, passati 30 giorni, nessuno impugna il verbale di assemblea, la delibera decisa in sede di assemblea dei condomini, risulta definitiva.

a cura di Monica Baldini, tratto da CondominioWeb.

Locali commerciali: partecipano alle spese condominiali?

loc commercialeAnche i proprietari di locali commerciali, inseriti all’interno di un condominio, sono soggetti alle spese di condominio, in accordo all’art. 1123 comma 1 del cc.

E’ da tenere presente, però, che non tutte le spese condominiali sono dovute da tali condomini. Infatti, se il locale commerciale ha l’entrata direttamente sulla strada, il proprietario non dovrà contribuire per le spese della scale (pulizia scale e ascensore), ma dovrà. in ogni modo, contribuire ad eventuali lavori di manutenzione dello stabile, in quanto facente parte di un condominio e, quindi, obbligato a fare manutenzione delle parti comuni dell’edificio.

Pertanto, l’esenzione totale di uno o più condòmini dal pagamento di tutte le spese, salvo che non sia prevista in un regolamento condominiale di tipo contrattuale, o comunque sulla base dell’accordo fra tutti i condòmini, non è lecita.

Il fatto che alcune unità immobiliari non siano inserite nella tabella millesimale, a meno che la cosa non sia stata stabilita in base a una convenzione fra tutti i partecipanti, rappresenta un errore che può comportare il ricorso al giudice per la sua modifica o integrazione, sempre che l’assemblea non deliberi in tal senso con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio («Sono valide le deliberazioni approvate con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio» art 1136).

a cura di Monica Baldini

Revoca amministratore: serve l’avvocato?

Secondo l’art. 1129 comma 11 del cc., l’assemblea dei condòmini può revocare in ogni momento l’amministratore, con la maggioranza prevista per la nomina, senza giustificarne la causa e fatto salvo il diritto al risarcimento danno.

Ad ogni modo, la revoca dalla carica di amministratore può essere disposta anche in via giudiziale, su ricorso di un singolo condòmino. Tanto occorre nel caso in cui l’amministratore non renda il conto della propria gestione, ovvero in caso di altre gravi irregolarità gestionali.

Recentemente, una ulteriore rivisitazione al rito camerale in disamina e/o agli effetti frammentati che da esso discendono sul piano sostanziale si apprezza in un recente provvedimento emesso dal Tribunale di Modena in data 22 febbraio 2016.

Con questo provvedimento, il Giudice collegiale emiliano, ha ritenuto che il ricorso al procedimento in questione non possa essere svolto dal condòmino personalmente, ma necessiti dell’assistenza di un legale, a pena di inammissibilità ex articolo 82 codice di procedura civile (a mente del quale: Davanti al giudice di pace le parti possono stare in giudizio personalmente nella cause il cui valore non eccede euro 1.100.Negli altri casi, le parti non possono stare in giudizio se non col ministero o con l’assistenza di un difensore […]).

In breve sintesi, pertanto, il procedimento camerale azionato dal condòmino per chiedere la revoca dell’amministratore di condominio, a fronte di gravi irregolarità contestategli e dell’inerzia assembleare, deve essere preceduto dall’esperimento del tentativo di mediazione, e, ad ogni modo, per essere ammissibile deve essere disposto con l’assistenza di un legale.

Fonte:  www.condominioweb.com

Aggiornamento professionale

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L’aggiornamento professionale è ormai questione di rito in quasi tutti i campi ed in quasi tutti gli ordini professionali: dagli avvocati agli ingegneri agli architetti, ecc.

Anche gli amministratori condominiali devono, per legge, frequentare un corso di aggiornamento professionale che consenta loro di continuare ad esercitare la professione di amministratore.

Perchè? Per il semplice motivo che al giorno d’oggi tutto evolve in modo molto veloce, dalla tecnologia alla fiscalità, al risparmio energetico, alla sicurezza negli edifici. Pertanto è fondamentale che chi gestisce un condominio debba essere informato sulle novità nel mercato.

Un amministratore di condominio, infatti deve essere un pò fiscalista, un pò avvocato, un pò tecnico ed un pò psicologo; pertanto si può affermare che l’amministratore di condominio è un professionista a tutto campo. E’ per questo motivo che deve essere continuamente formato., con relativo esame finale.

E’ importante, anche, la scelta dell’ente di formazione scelta per il corso di aggiornamento, per cui è indispensabile affidarsi ad enti di formazione accreditati.

E’ da notare, anche, che qualora l’amministratore in carica non effettui il corso di formazione obbligatorio di 15 ore, può essere rimosso dall’incarico.

a cura di Monica Baldini