Revoca amministratore: serve l’avvocato?

di | 22/04/2016

Secondo l’art. 1129 comma 11 del cc., l’assemblea dei condòmini può revocare in ogni momento l’amministratore, con la maggioranza prevista per la nomina, senza giustificarne la causa e fatto salvo il diritto al risarcimento danno.

Ad ogni modo, la revoca dalla carica di amministratore può essere disposta anche in via giudiziale, su ricorso di un singolo condòmino. Tanto occorre nel caso in cui l’amministratore non renda il conto della propria gestione, ovvero in caso di altre gravi irregolarità gestionali.

Recentemente, una ulteriore rivisitazione al rito camerale in disamina e/o agli effetti frammentati che da esso discendono sul piano sostanziale si apprezza in un recente provvedimento emesso dal Tribunale di Modena in data 22 febbraio 2016.

Con questo provvedimento, il Giudice collegiale emiliano, ha ritenuto che il ricorso al procedimento in questione non possa essere svolto dal condòmino personalmente, ma necessiti dell’assistenza di un legale, a pena di inammissibilità ex articolo 82 codice di procedura civile (a mente del quale: Davanti al giudice di pace le parti possono stare in giudizio personalmente nella cause il cui valore non eccede euro 1.100.Negli altri casi, le parti non possono stare in giudizio se non col ministero o con l’assistenza di un difensore […]).

In breve sintesi, pertanto, il procedimento camerale azionato dal condòmino per chiedere la revoca dell’amministratore di condominio, a fronte di gravi irregolarità contestategli e dell’inerzia assembleare, deve essere preceduto dall’esperimento del tentativo di mediazione, e, ad ogni modo, per essere ammissibile deve essere disposto con l’assistenza di un legale.

Fonte:  www.condominioweb.com

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